Carico Fisico e Carico Motorio – L’Acido Lattico

novembre 20, 2017 0

Cos’è il carico fisico e il carico motorio?

Carico Motorio

A livello giovanile, fino alla pubertà, è meglio parlare di carico motorio. Questo rappresenta l’insieme delle attività dell’allenamento. Per risultare utile ai fini di migliorare le capacità e le abilità del bambino/a o del ragazzo/a, esso deve superare per intensità, variabilità, durata, quantità e intenzionalità le azioni della vita quotidiana. A livello giovanile è preferibile sviluppare le capacità coordinative piuttosto che quelle condizionali.

Il carico fisico si fonda su due principi:

  • Polivalenza =  riguarda gli aspetti metodologici, quindi sull’uso di diversi metodi didattici;
  • Multilateralità = cioè la vasta tipologia di contenuti che possono essere insegnati.

Carico Fisico

Per gli adulti è più corretto parlare di carico fisico. Esso è l’insieme degli stimoli a cui un atleta può essere sottoposto durante un allenamento o un periodo di allenamenti. Il carico fisico può essere modificato secondo i parametri di volume, delle modalità d’esercizio e del tempo di recupero. Gli stimoli dell’allenamento andranno a stressare due sistemi: neuromuscolare e metabolico.

Classificazione del carico fisico

In base alle caratteristiche:

  • Carattere = specifico o generale
  • Finalità = tipologia del sistema utilizzato: aerobico, anaerobico alattacido, anaerobico lattacido
  • Grado di difficoltà coordinativa
  • Grandezza

 In base alla tipologia:

  • Carico esterno = insieme degli stimoli che l’atleta deve svolgere. E’ rappresentato dai parametri che possiamo misurare. Di solito viene calcolato in base ai parametri di volume ed intensità (ore d’allenamento, km percorsi ecc…)
  • Carico interno = è rappresentato dagli effetti degli stimoli del carico esterno sul nostro corpo. In altre parole: le risposte fisiologiche del nostro corpo.

Ma come si può misurare il Carico Interno?

Esso è molto più difficile da misurare rispetto a quello esterno. Ma fortunatamente ci vengono in aiuto:

  • L’utilizzo di scale di percezione dello sforzo (es. scala di Borg)
  • Misurazione dei parametri biologici come FC, potenza ecc…

E soprattutto ciò che più di tutto può essere utile per calcolare il carico interno è l’esperienza del coach.

Quali sono i parametri del carico fisico che bisogno guardare per gestire al meglio una seduta di allenamento?

Sono solamente quattro, ma ciò non vuol dire che siano facili da incastrare tra di loro.

  1. Volume = tempo effettivo di lavoro, cioè il tempo totale durante il quale viene applicato lo stimolo, detraendo le pause. Si può misurare anche come la somma dei vari carichi di lavoro durante una seduta. Ad esempio può essere espresso come: peso totale sollevato, metri percorsi, numero ripetizioni.
  2. Intensità = è il livello di impegno fisico, rispetto al proprio massimale, che serve per svolgere una determinata attività. Può essere espressa attraverso: FC, potenza erogata (es. watt per i ciclisti), % kg sollevati rispetto al proprio massimale, velocità.
  3. Densità = è il rapporto tra i tempi di lavoro e le pause in una seduta di allenamento. Può aumentare il carico interno a parità di intensità e volume. Cioè il cosiddetto recupero completo avrà un minore impatto sul carico interno rispetto al recupero incompleto.
  4. Frequenza = il numero di ripetizioni che uno stesso stimolo viene proposto nell’unità di tempo (giorni, settimane, mesi).

 

Come decidiamo di far interagire questi parametri determina i diversi carichi fisici interni. Essi vanno modulati in base ai Principi generali di allenamento: continuità, frequenza, variabilità, sistematicità, individualizzazione, specificità, alternanza e progressività.

 

Esistono però delle regole base sulle quali ci si può basare per creare un programma di allenamento:

  • Il volume dell’allenamento precede quello sull’intensità nel periodo di preparazione;
  • Quantità e intensità sono inversamente proporzionali fra loro;
  • Se la quantità è tipica del periodo preparatorio, l’intensità è prevalente nell’avvicinamento delle gare;
  • L’aumento della frequenza è proporzionale alla crescita dell’atleta.

 

 

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Photo by Scott Webb on Unsplash

 


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