Il ciclismo su pista; un ciclismo diverso.

Gennaio 10, 2019 0

Con oggi diamo il via ad un altro progetto. L’Acido Lattico inizia a dedicare uno spazio anche al Ciclismo su Pista! Con il nostro esperto Stefano.

 

Benvenuti in una serie di pagine dedicate al ciclismo su pista.

La pista è un mondo diverso dal ciclismo che tutti conosciamo fatto di grandi salite e di lunghe distanze. È un ciclismo più breve, estremo e funambolico e, come tutte le cose, lo si apprezza meglio quando lo si conosce.

Il progetto.

Per questo con Federico, il padrone di casa, abbiamo deciso di dedicare uno spazio del suo blog a parlare del ciclismo su pista.

In questo e nei prossimi articoli racconteremo cos’è un velodromo, come è fatto e dove ne potete trovare uno. Spiegheremo perché le biciclette sono diverse dalle normali biciclette che si usano su strada. Illustreremo le diverse tipologie di gara, sia quelle olimpiche che quelle tradizionali. Parleremo dei fondamentali di questo sport, delle basi comuni a tutte le discipline e di alcune peculiarità. Infine daremo spazio ad alcune strategie di gara e a qualche malizia.

La nascita dell’idea.

Perché abbiamo deciso di fare questo?

Per condurvi all’interno di questo mondo affascinante che fino a qualche anno fa era considerato per pochi eletti e che oggi si sta invece aprendo al pubblico in modo molto interessante.

Quando ho iniziato a gareggiare la pista era quasi un tabù. Le società sportive non la vedevano di buon occhio e preferivano tenere gli atleti lontani da essa. Considerata pericolosa e per “pazzi”, veniva regolarmente evitata. Oggi invece il Velodromo sta diventando un luogo di aggregazione in cui si può pedalare in assoluta sicurezza a tutte le età. Unico punto debole è che serve una struttura adeguata.

Se prendiamo ad esempio il Piemonte, scopriamo che c’è sempre stata una sola pista. Ai miei tempi, ossia negli anni ’80, esisteva solo il Motovelodromo di Torino, storico impianto costruito tra il Po e la collina. E da quando il Motovelodromo è stato dichiarato inagibile, oggi esiste solo il Velodromo Francone di San Francesco al Campo, vicino a Torino.

Quindi il primo problema alla diffusione di questo sport è la logistica. Per pedalare in pista ci si deve andare mentre per pedalare su strada è sufficiente uscire di casa.

Però credetemi, e con questa serie di articoli sono sicuro che vi convincerò: pedalare in pista ripaga della scomodità del viaggio!

È quasi una magia, una volta iniziato si fa fatica a tornare indietro.

Perché?

Lo scopriremo insieme, a voi chiedo solo un po’ di fiducia, continuate a leggere e, per iniziare, permettetemi di presentarmi.

Who am I?

Mi chiamo Stefano Baudino e sono stato membro della nazionale dilettanti di ciclismo su pista dal 1980 al 1986.

Avevo quindici anni quando il mio allenatore mi costrinse a salire su di una bici da pista. Mi tenne dritto mentre mi legavo i cinturini (all’epoca non c’erano i pedali a sgancio rapido) e poi mi spinse su.

«Qualsiasi cosa succeda vai forte» mi urlò dietro. «Vai sempre forte e vedrai che non avrai nessun problema.»

Da quel momento il mio rapporto con il ciclismo cambiò. Per due anni in pista presi solo batoste. Le prendevo da tutti, in qualsiasi specialità. Io e la pista eravamo universi differenti e quella bici “nuda” non ne voleva sapere di fare quello che volevo io.

Poi successe l’insperato e, forse anche, l’inspiegabile. Per uno strano caso del destino arrivai terzo ai campionati italiani Juniores proprio a Torino nel chilometro da fermo. A quel risultato, per me strabiliante, seguì il primo ritiro con la nazionale dilettanti della mia vita. E lì, in quel di Avezzano, appresi amaramente che, a dispetto della mia medaglia luccicante, di pista non sapevo nulla.

Proprio nulla, infinitamente nulla!

Allora feci l’unica cosa che sapevo di poter fare: iniziai a rubare il mestiere.

All’epoca non c’erano i cellulari, non si potevano filmare le gare degli altri o vederle su You Tube. Si doveva ascoltare, guardare e prendere appunti. Io presi carta e penna.

Rimasi in nazionale per sei anni, scrissi per tutto quel tempo.

Risultati.

Vinsi tre campionati italiani consecutivi.

Nel 1981 mi aggiudicai la medaglia di bronzo ai mondiali Juniores di Lipsia.

Poi, nel 1982 la medaglia d’oro ai Giochi del Mediterraneo di Casablanca e quella d’argento alle Universiadi di Edmonton.

Nel 1983 fissai il record italiano del Chilometro con Partenza da Fermo su livello del mare e fui protagonista del più lungo surplace dei campionati del mondo di Velocità di Zurigo.

Infine nel 1984 ebbi l’onore di rappresentare l’Italia alle Olimpiadi di Los Angeles.

Sono stati sei anni magici in giro per le piste di tutto il mondo e le mie pagine di appunti sono ancora con me e recentemente sono diventate un libro.  In quegli anni ho amato la pista in un modo che non avrei creduto possibile.

Perché è quasi una magia. Quando inizi non torni più indietro.

 

– Stefano

 

In Foto Stefano alle Olimpiadi di Los Angles del 1984! Egli è anche autore di tre libri, due dedicati al ciclismo:

Per saperne di più leggi l’articolo: Libri da leggere sullo sport almeno una volta nella vita. 

 

Ci vediamo per la seconda puntata tra esattamente una settimana! Intanto condividi un ciclismo diverso con i tuoi amici ciclisti!


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