fbpx
Distanti ma uniti...finchè qualcuno non è in difficoltà.

#distantimauniti…finchè qualcuno non è in difficoltà

Maggio 5, 2020 0

Ieri ci hanno liberato. Ieri sulle strade di casa mia sembra di essere al Giro d’Italia. Non ho mai visto così tante biciclette di lunedì mattina. Uno dei privilegi di essere ancora istituzionalmente uno studente è che mi posso allenare un po’ quando mi pare. Salto le lezioni che non reputo importanti, mi organizzo lo studio e il lavoro come credo.

L’applicazione pratica di un’ideologia di vita.

E allenarsi il lunedì mattina ha un fascino particolare. Ti senti fortunato!

Così faccio una bella colazione, aspetto di andare in bagno per evitare casini nell’immediato futuro e inizio a vestirmi. Che bello il rito della vestizione. Sembra davvero come la prima volta. Ero così abituato a dover mettere solo pantaloncini, fascia cardio e scarpe che inizio a salire e scendere per i tre piani della casa in cerca di ogni pezzo. E ogni volta ne dimentico uno in qualche stanza che non mi ricordo. Non so quanto tempo ci ho impiegato a vestirmi. Ma che bello.

Esco di casa e mi sento strano, ma è una sensazione solo temporanea. Arrivo sulla strada principale e vedo un fiume di macchine, gente a piedi da solo, chi con il passeggino, ciclisti. Questa vista è come se avesse cancellato i ricordi di un mese e mezzo sui rulli, di asocialità. Tutto è tornato come prima.

Mio papà mi ha insegnato che in bicicletta si saluta.

Punto. Non c’è altra possibilità.

Quando incroci un ciclista dall’altro lato della strada alza due dita, una mano, fai un cenno con la testa, urla, insomma fai quello che vuoi ma saluta. Se ti capita di superarlo, fai lo stesso o di’ “ciao”. Io sono un triatleta e questa cosa me lo porto dentro anche quando vado a correre. Nel nuoto evito, ma solo perché potrei affogare se mi distraggo.

Ieri ho visto persone con un sorriso più splendente di quello di Scottie Pippen perché erano tornate a fare quello che amano. Uscire con la bici, affrontare una salita, sudare, avere fame, avere sete.

Ieri ho visto persone che si sbracciavano (in modo composto) per farti sapere che c’erano anche loro. Che anche loro stavano condividendo la tua passione, il tuo stato d’animo. Ieri ho sentito persone urlare: “Ciao”, o qualsiasi altra roba che poteva venir tradotta in un saluto.

Tutto questo in provincia di Torino non si era mai visto. Siamo piemontesi, siamo persone riservate, siamo persone diffidenti. Siamo #distantima…no, non siamo uniti.

Sono piemontese perché sono nato qui. Ma credo che solo uno stupido possa plasmarsi secondo le credenze sociali e i pregiudizi legati al luogo in cui è nato.

Ieri ho visto un signore fermo in mezzo a una rotonda che reggeva il casco in una mano e la bici nell’altra. Come sempre alzo il pollice e chiedo: “tutto a posto?”.

Lui mi fa cenno di avvicinarmi, così faccio la rotanda e mi fermo. Sono a 2 metri di distanza e mi alzo lo scalda collo sul viso. Chiedo cosa è successo e la risposta mi lascia un po’ perplesso: “non lo so, sai se qui c’è una telecamera?”

Mi guardo in giro ma sono sicuro che non c’è ne siano. Faccio spesso quella strada in macchina e se ci fosse una telecamera…beh, avrei smesso di farla per cause di forza maggiore molto tempo fa.

Parlando viene fuori che lui non si ricorda nulla di quello che è successo. Non sa se qualcuno lo ha investito o è caduto da solo. Però si è reso conto dal casco graffiato che cadendo ha sbattuto la testa.

Non si ricorda.

Non si ricorda neanche da quale strada è arrivato. Però è lucido adesso, parla, fa ragionamenti logici.

Non è caduto in maniera rovinosa perché a parte qualche segno sul casco non ha graffi.

La bici è perfetta.

Gli chiedo se vuole che chiami qualcuno e mi dice di no, che sta bene e continua il giro.

Lo saluto e riparto. Ammetto che il primo pensiero quando mi sono fermato è stato: “cazzo, proprio oggi dopo due mesi di clausura!”

Mentre eravamo lì a guardarci intorno per cercare delle telecamere e capire cosa fosse accaduto, molti altri ciclisti sono passati e ci hanno guardato. Ma in questo caso, nessuno si è preso la responsabilità di alzare un pollice. Nessuno si è azzardato a chiedere se andasse tutto bene.

Vedete, io chiedo sempre. Quando ho il cuore in gola e le bestemmie sulla punta della lingua dallo sforzo, chiedo. Quando sono incazzato con il mondo e le cuffiette con la musica appalla, chiedo. Sotto il sole cocente e sotto la pioggia, chiedo. Se ve lo state chiedendo no, non sono Madre Teresa di Calcutta.

Perché so cosa significa rimanere letteralmente nella merda. Quando rompi la bici a 50 chilometri da casa tua è uno schifo. Poi ti capita di rompere il cambio a 50 chilometri da “casa”, perso in mezzo a un parco naturale che sembra quasi un deserto, in uno Stato dove hai le stesse capacità linguistiche di Chewbecca.

Vedete, è per quei momenti che alzo un pollice e domando. Perché so esattamente cosa ti passa nella testa. Sono giovane, bello, spigliato e reduce da due erasmus.

Ergo, in un modo o nell’altro me la cavo.

Ma un signore di 70 anni potrebbe avere qualche problema in più.

Il pensiero che questo virus ci abbiamo installato un upgrade di paura verso il prossimo si sta rivelando sempre più reale. Siamo diffidenti, ci allontaniamo dagli altri non solo fisicamente ma anche socialmente. Siamo stati tutti bravi a pubblicare foto con l’hashtag #distantimauniti.

Uniti finchè ognuno sta a casa propria e non interferisce con la nostra vita. Finchè fermarsi non comporta smettere di fare il proprio record personale di ben 170 watt NP sulla salita dietro casa.  

Uniti finchè possiamo fare qualcosa che non implica un aiuto diretto, concreto. Finchè non significa impegnarsi.

Ieri abbiamo, forse, conquistato il saluto. Alcuni hanno capito che non costa. Ma quanto ci metteremo a fare nostro un gesto gentile?

Per essere gentili non bisogna necessariamente stare a meno di 1 metro.

Il saluto a 32 denti di qualche sconosciuto mentre pedali è qualcosa che ti fa sentire meno solo. Però l’aiuto di un estraneo quando sei completamente fregato è una cosa che non si dimentica.


Lascia un commento:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *