Kobe Bryant impara a tirare di mano sinistra quando si è rotto il polso destro.

Grazie Kobe e Gianna Bryant.

Febbraio 2, 2020 0

L’ipocrisia che ha scatenato la morte di Kobe Bryant.

Se c’è una cosa che mi ha dato fastidio quando la tragica notizia della scomparsa di Kobe Bryant e la figlia Gianna è piombata sui social, è stata l’ipocrisia della maggior parte delle persone. Quando parlo di ipocrisia mi riferisco alla maggioranza delle persone comuni che hanno condiviso una foto accompagnata da una delle tante citazioni di Kobe. Perché ipocrisia?

Perché sono quasi sicuro che il 95% delle persone che hanno postato una frase o una foto sui social non hanno mai neanche pensato cosa essa significhi. Figuriamoci se lo hanno capito. Tanto meno provata sulla propria pelle. Molte delle frasi famose che rimbalzano sui social come le palline che da bambino tua nonna ti comprava con un euro alla macchinetta, parlano della sua ossessione per la palla canestro, della ricerca della perfezione in ogni movimento, della professionalità con cui ha condotto tutta la sua vita per arrivare ad essere quello che è diventato (il punto non è se sia stato il più grande o meno). Ma anche di tutte le cose che ha iniziato e stava portando avanti dal momento che ha abbandonato il parquet.

Penso che per ripetere alcune citazioni bisogna come minimo aver il coraggio di provare a viverle almeno una volta nella vita. Non puoi condividere: “friends hang sometimes, banners hang forever” (in parole povere: gli amici vanno e vengono, i trofei sono per sempre) senza sapere cosa si prova ad allontarsi da alcune persone che non sono in linea con i tuoi obiettivi. Oppure cosa significhi viaggiare da solo alla conquista di una meta.

La devozione, la serietà, impegno, l’implacabile costanza con cui Kobe ha giocato a basket fino al 2015 sono per pochi. E non sto parlando di risultati raggiunti, trofei vinti, anelli nelle dita, statistiche. Certo, se fai tutto quello che ha fatto lui qualcosa prima o poi vinci. Ma mi piace pensare che ci sono persone al mondo che allo stesso modo danno la loro vita ogni giorno per un fine molto più grande che solo loro possono vedere, o forse nemmeno. Ma in qualsiasi caso, quando la sveglia suona e da il via ad un nuovo giorno, loro sono contenti di alzarsi e lavorare come matti. Anche se non vincono trofei, non sono ricchi o altro. Anche se nessuno gli batterà mai le mani, gli dirà bravo o intonerà un coro con il suo nome. La loro passione è identica a quella del Mamba.

 

 “La passione è il carburante per il successo”.

 

Mediocrità.

Io conoscevo la figura di Kobe. Non sono mai stato un gran tifoso perché avevo interessi diversi dal Basket durante l’adolescenza. Sono stato uno dei tanti adolescenti che ha scelto la cosa più facile: giocare a calcio in modo mediocre.

Però la sua aura di sportivo non poteva non colpirmi in qualche modo. Tant’è vero che la notte della sua ultima partita ero in piedi attaccato alla Tv. Pur non capendo nulla di basket, ma prestando molta attenzione al suo atteggiamento e a tutte le cose che i commentatori raccontavano sulla sua vita.

Lui, come tanti altri, mi ha ispirato e dato la forza di credere in qualcosa di più. Nello sport come nella vita. Ho 24 anni e non sono di certo qui a fare la paternale a chi ha vissuto molto più di me, ammesso e concesso che avere un’età anagrafica maggiore significhi aver vissuto di più. Però alla mia giovane età ho preso e sto prendendo delle scelte differenti dai miei coetanei. Oppure, per esempio, rispetto a quelle persone che hanno deciso di fare alcuni percorsi simili ai miei. Come potrebbe essere la scelta dello sport, della carriera universitaria o di fare l’Erasmus.

 

“Possiamo sempre essere nella media e fare ciò che è normale. Io non sono qui per fare ciò che è normale.”

 

Occhi pieni di vita.

Ecco perché mi sono infastidito. Ecco perché ho parlato di ipocrisia.

Quest’uomo è stato e sarà un guida per molti. E vedere molte persone che si sentono in dovere di omaggiarlo perché “se non lo fai pubblicamente sui social non sei nessuno”, mi fa venire il prurito.

Penso che la cosa migliore come sempre sia fare qualcosa invece di postare.

Se invece di condividere una storia con una frase ti fossi svegliato alle 5 del mattino, allacciato le scarpe ed andato ad allenarti?

Se invece di cambiare la tua immagine di copertina di Facebook, avessi finalmente deciso di cambiare un aspetto della tua vita che ti pesa da anni?

Se invece di continuare a prendere decisioni da persona comune, con il pilota automatico, avessi anche solo dedicato al tuo lavoro una giornata di profonda ossessione verso ogni particolare?

Se invece di continuare a procastinare, iniziassi a farti il culo?

Se invece di piangerti addosso per ogni risultato negativo, iniziassi a vedere la parte positiva e andare avanti in qualunque caso?

 

“A me non piacciono quelli che si piangono addosso. Penso sempre positivo, ho gli occhi pieni di vita. Qualcosa va male? Succede. Se posso risolverla subito, bene, altrimenti avanti un’altra.”

 

Kobe Bryant che sorride.

 

Credo profondamente che questo sarebbe stato il modo migliore di omaggiare Kobe e Gianna Bryant.

Però è risaputo che alle persone piace stare nella comfort zone, dove tutto è bello liscio e regolare. Tutto quello che sta fuori è difficile, faticoso, insidioso, destabilizzante.

Postare sui social è meno faticoso che svegliarsi alle 5 del mattino.

Postare sui social implica meno tempo e molta meno cura di quello che in realtà dovremmo investire e della cura che dovremmo impiegare per dare ad ogni dettaglio della nostra vita la giusta importanza.

Postare sui social richiede meno coraggio rispetto a sacrificare alcuni aspetti della nostra vita per un fine più grande che sopravvivere.

Postare sui social richiede meno determinazione rispetto a passare 4 ore con il cuore a 160 battiti al minuto medi per finire oltre la centesima posizione in una gara.

 

“Qualunque sfida, qualunque evento negativo, qualunque tipo di pressione… Hanno sempre rappresentato un’occasione di crescita per me.”

 

Però grazie Kobe, perché un 5% di tutte quelle persone hanno capito davvero qualcosa di più anche grazie a te.

Grazie per aver pensato che:

“La cosa più importante è cercare di ispirare le persone in modo che possano essere grandi in qualsiasi cosa vogliano fare.”

 

 

 


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