Caduta in una pista di bici tra due corridori di nazionalità diverse.

Cadute: le cause principali in pista.

Febbraio 13, 2019 0

Oggi L’Acido Lattico con l’ex atleta olimpico Stefano tratta le cadute.

Se ti sei precedentemente perso l’episodio precedente leggi: “Regole auree del ciclismo su pista.”

 

Il ciclismo è considerato uno sport pericoloso ed è realmente così.

Quando pedaliamo su strada, le cause di pericolo sono quasi infinite, date dal percorso e da tutti coloro che vi transitano, con qualsiasi mezzo.

In pista tutti i pericoli che incontriamo normalmente sulle strade non ci sono. Il manto, per quanto eventualmente rovinato dal tempo, sicuramente non presenterà buche, dossi, sabbia, asperità varie o rotaie del tram. Dal momento che non si può salire se il manto è bagnato non si potranno mai trovare pozzanghere improvvise o lastre di ghiaccio. Infine non è aperto alla libera circolazione, quindi non incontrerete mai cani, moto, trattori, auto, camion o varie forme di pirati della strada.

Ci sono solo ciclisti.

Per questo, alcuni articoli fa, abbiamo detto che la pista è, in assoluto, il luogo dove oggi si può pedalare in maggiore sicurezza.

Questo purtroppo non esclude la possibilità di cadute che possono essere causate da molti fattori quali gli incidenti meccanici o l’agonismo.

O la sfiga.

In questo articolo cercheremo di darvi qualche consiglio per gestire le criticità dettate dalla meccanica e dall’ansia da prestazione. Per quanto riguarda la sfiga, sinceramente, non abbiamo ancora trovato soluzioni valide, però mai smettere di cercare!.

Proviamo ad analizzare le principali situazioni di pericolo.

 

Affollamento.

Quando ci sono molti atleti in pista, soprattutto nelle competizioni, le cadute sono causate principalmente dai contatti tra loro o dal cercare di evitarli. Ad alte velocità una lieve sbandata, una perdita di equilibrio, una gomitata involontaria possono causare un arrotamento. In gergo si parla di arrotamento quando un atleta tocca con la sua ruota anteriore, la posteriore di chi lo precede. La caduta è immediata. Al momento nessuno ha ancora inventato nessun modo per rimanere in piedi.

Situazione di affollamento in un velodromo con conseguente caduta.

Situazione di affollamento in pista.

Una buona norma per evitare queste situazioni è stare sempre all’esterno del corridore che ci precede. In questo modo, anche quando stiamo a ruota a distanza molto ravvicinata, potremo muoverci seguendo i suoi movimenti. Non solo, il salire, anche se di pochi centimetri, implica un rallentamento senza dover cambiare il ritmo di pedalata. Questa tecnica infatti viene usata quando si sta a ruota per aggiustare la distanza senza agire sulle gambe ma solo sulla direzione del mezzo.

 

Velocità.

Si può cadere anche perché si sta andando troppo forte e quindi si perde il controllo del mezzo.

Oppure si può cadere perché si va troppo piano e quindi si scivola oppure si tocca il manto con il pedale esterno. Abbiamo detto che le curve sono inclinate per consentire all’atleta di non dover mai rallentare quando le percorre. Per contro, più andiamo lentamente, più è necessario tenere la bici in verticale rispetto al piano di appoggio terrestre. Può quindi accadere che si tocchi il manto con il pedale destro. In questo caso la ruota posteriore si solleva e si viene giù.

Le scivolate, a qualsiasi velocità, non sono cadute particolarmente pericolose, sono però molto dolorose. In genere ci si procura delle belle escoriazioni (sul cemento) e delle vere e proprie ustioni (sul legno). Sono ferite che non impediscono di riprendere e terminare la gara, spesso però provocano febbre nei giorni successivi. E sono dolorose.

A questo proposito ci permettiamo di consigliarvi di essere sempre in regola con la vaccinazione antitetanica. Questa è una norma di carattere generale e vale anche se prendete la bici solo la domenica e vi rilassate sulle piste ciclabili.

 

Forature.

A differenza di quanto avviene su strada, una foratura in pista è quasi sempre fonte di caduta. Con qualche trucco del mestiere, e una buona dose di fortuna, a volte si riesce a farla franca, ma i casi non sono frequenti.
Tutto dipende da dove si fora e a che velocità.

Voi direte: se sto andando piano è meglio.

In effetti è l’esatto contrario.

Infatti l’unica possibilità che abbiamo di rimanere in piedi quando foriamo è tenere entrambe le guide del cerchione sul manto.

Se stiamo andando piano, soprattutto in curva, avremo la bicicletta non perpendicolare alla pista e quindi scivoleremo immediatamente. Se invece stiamo andando forte potremo gestire l’inclinazione della bici. Ovvio che non può durare a lungo, prima o poi converrà chiedere aiuto a chi sta nel parterre e cercare di farci aiutare a fermarci. Questa operazione è relativamente gestibile sulle piste in cemento di una certa lunghezza. Su piste corte, dove il rettilineo è corto a sua volta, è ovviamente molto più complicata.

 

Incidenti meccanici.

Abbiamo detto che le bici da pista sono costruire in modo da limitare al massimo la possibilità di incidenti meccanici. Questo purtroppo non significa che non possano accadere. Una buona norma è sempre controllare di persona la propria bici prima di salire. La chiusura delle ruote, la tensione della catena, il posizionamento degli eventuali cinturini sui pedali, il movimento dello sterzo. Sono tutti punti da verificare prima di lanciarsi a tutta per vincere una volata. Chiaro che non possiamo prevedere lo scoppio di un tubolare o la rottura di qualche componente. Questi casi rientriamo nel perimetro della sfiga e fanno parte del gioco. Se abbiamo paura di cadere, il ciclismo, soprattutto quello su pista, non è uno sport adatto a noi.

 

Botte.

Botte? Come botte?

Potremmo usare un altro termine, qualcosa di più professionale, tipo contatto fisico, sana competizione, grinta, cattiveria agonistica.

Oppure qualcosa di più reale come … (sostituite pure voi i punti con quello che preferite).

Nel ciclismo il contatto fisico è vietato. Però c’è.

Due ciclisti in pista che collidono in una competizione.

Contatti fisici.

Casuale? Molto probabilmente sì in un arrivo in volata di un gruppo particolarmente affollato oppure in una  Madison, o nell’Eliminazione, o nell’Individuale a Punti. Insomma quando c’è tanta gente che a denti stretti cerca il traguardo è ovvio che possa accadere l’imprevisto.

Per esperienza personale posso affermare che quando i corridori sono solo due, alla casualità inizio a credere un po’ meno. La Velocità è infatti spesso teatro di situazioni al limite che a volte trasformano uno sprint in una battaglia senza esclusione di colpi.

Sul web potete trovare numerosi video che documentano situazioni come quelle di cui vi abbiamo parlato.

Non si dovrebbe, ma succede. Inutile pensare che non sia così. Meglio esserne consapevoli e prepararsi di conseguenza. Non a commettere scorrettezze ovviamente, ma a gestirle qualora arrivino. Un vecchio detto diceva “Uomo avvisato…”.

 

E con questo anche oggi siamo arrivati alla fine. Chiaramente, dopo tutto quello che abbiamo detto, il messaggio che fin dal primo articolo stiamo cercando di trasmettere apparirà paradossale.

La pista è il posto più sicuro in cui oggi possiamo mettere le ruote.

Noi continuiamo ad esserne convinti.

E voi?

 

– Stefano.


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