Roger Federer esulta agli ATP Finals contro Novak Djokovic.

Maturità sportiva uguale Roger Federer

Novembre 24, 2019 0

Non sono un tifoso di Roger Federer, ma sono sicuramente un malato di sport. Guardando l’ultima partita che ha giocato agli ATP Final contro Novak Djokovic mi sono reso conto che quest’uomo è, ancora una volta, un esempio da studiare. Un po’ come tutti i campioni. Però, Roger mi fa sentire particolarmente stupido come atleta e allenatore di me stesso.

Mentre io a 24 anni sono alle prese con l’ennesimo infortunio dettato da, mi piacerebbe dire “sfiga”, però la parola più giusta è ignoranza, lui mi sbatte davanti al muso il suo fisico da trentottenne.

Pensando e ripensando a come questo atleta e il suo team si muovono nel mondo della preparazione, nutrizione, prevenzione ecc… mi vengono in mente l’affermazione: maturità sportiva. Non so bene se esista la maturità sportiva o se qualcuno ha già usato questo termine, ma quelle sono le due parole che mi sono subito apparse chiare.

Il mio punto.

Successivamente la domanda: ma che fretta hai?!

Se inizi uno sport a 21 anni non puoi pretendere di avere fretta. Soprattutto uno sport complesso come il triathlon, ma se guardiamo bene tutti gli sport sono complessi. Però, la stessa cosa sarebbe valsa se avessi cambiato sport a 12 anni. Questo gli atleti, e tanto meno gli allenatori non lo capiscono.

Recentemente ho letto l’articolo di Suiveur, un Blog sul ciclismo che mi piace molto. L’articolo parla di un ragazzino un po’ speciale di nome Thomas Pidcock. Lui a differenza di altri personaggi nel mondo del ciclismo come Mathieu Van der Poel o Remco Evenepoel, ha deciso di stare ancora un anno nella categoria Under23 perché sa di poter ancora imparare molto. Quello che dalle mie parti si dice: rubare il mestiere. Anche se il suo futuro è già scritto, lui ha deciso di non saltare le tappe. Tanta maturità da parte sua, non è facile prendere certe decisioni. Soprattutto se il mondo dei grandi lo sogni dalla prima volta che ti hanno messo con il sedere sulla sella. Da quando per la prima volta hai schiacciato il bottone della stupidità che tutti noi abbiamo sul sellino. Quel bottone che ci trasforma in bambini, spericolati, anche un po’ volgari ma felici per le piccole cose ogni volta che andiamo in bicicletta.

Roger e la Maturità Sportiva.

Roger e il suo infinito Team sono da studiare per la lucidità con cui prendono coscienza di quello che lui ha ancora da dare a questo sport. Non è facile capire e gestire i tempi di recupero e allenamento, scegliere le varie competizioni, curare ogni minimo dettaglio per farlo arrivare ad ogni appuntamento con questo fisico. Una capacità decisionale del colpo disarmante, una tecnica sublime, il tutto ad una velocità che fa andare ai pazzi i ragazzi di vent’anni che credono di essere in forma. Come ha dichiarato lui stesso, una vittoria contro Nole alla sua età e in quel modo vale quasi doppio!

Questa è una lezione da imparare e da mettere in pratica nei nostri allenamenti.

Penso che il tutto si possa riassumere con la frase: bisogna allenare prima per il benessere psicofisico e poi per la competizione. Allenare per il benessere significa migliorare gli elementi che risiedono alla base del movimento che andremo a svolgere durante la prestazione. Come ad esempio la flessibilità muscolare, la mobilità articolare, la forza ecc… Poi andremo ad allenarci per la competizione. Avendo un fisico pronto a sostenere carichi elevati in termini di volume ed intensità e una mente serena e concentrata a passare periodi stressanti.

Quindi, rinnovo la domanda: perché avere fretta?!

In questo blog tratto principalmente argomenti endurance, a maggior ragione l’endurance è uno sport dove ci va tempo. L’età dei campioni è sempre più alta. E non lo dico io, ma se guardiamo l’età di molti campioni in varie discipline ne avremo la conferma. Ad esempio:

  • Patrick Lange 33 anni ex campione del mondo IronMan;
  • Jan Frodeno 38 anni campione del mondo IronMan 2019;
  • Alejandro Valverde 39 anni ex campione del mondo ciclismo;
  • Oliviero Basatelli 47 anni vincitore Tor de Geants 2019;
  • Roger Federer 38 anni (lasciamo da parte il CV);
  • Rafael Nadal 33 anni (lasciamo da parte il CV);
  • Lebron James 34 anni (lasciamo da parte il CV);
  • Marco Olmo 67 anni, un CV esagerato all’interno del quale risalta la vittoria nel 2016 della Ultra Bolivia Race: 170 km in 6 tappe nel deserto boliviano attorno ai 4000 metri di altitudine;
  • Silvia Trigueros 43 anni vincitrice del Tor de Geants 2019;
  • Kilian Jornet 32 anni, provenienza: altro pianeta.

 

Giustamente, in molti potrebbero replicare dicendo: ma Roger prima di arrivare a 38 anni aveva già vinto l’impossibile; e questo vale anche per gli altri esempi.

Vero! Ma Roger e gli altri campioni hanno avuto una storia giovanile che gli ha permesso di crescere secondo regolari tappe di sviluppo.

Marco Olmo, altro esempio di maturità sportiva, ha iniziato a correre a 27 anni. Secondo voi sarebbe arrivato dove è ora se avesse tentato di vincere la Ultra Trail du Mont Blanc al secondo anno da corridore? Non credo. Infatti l’ha vinta per la prima volta a 58 anni, nel 2006!

Tempo al Tempo.

L’allenamento porta ad uno stato di stress che il corpo dovrà gestire. Questo stress porta a delle modificazioni strutturali nei muscoli e tendini, cardiovascolari, metaboliche ecc… Quando si cambia sport bisogna dare tempo al nostro fisico di capire quello che sta succedendo. Di metabolizzare che il movimento che era abituato a fare e il solito sforzo (prolungato e ripetitivo o intermittente e diversificato) sono cambiati. [Quello che gli allenatori chiamano: modello di prestazione.]

Se vuoi approfondire leggi anche: Sai cosa si intende per allenamento?

Allo stesso modo quando ricominciamo ad allenarci dopo un periodo di stop causa infortunio o per off-season, bisogna avere pazienza. Anticipare di una settimana o un mese la preparazione ti farà solo perdere tempo e peggiorare la prestazione futura, non guadagnare minuti al chilometro o watt!

Per farvi un altro esempio: nel ciclismo nelle categorie giovani ci sono regolamentazioni per il chilometraggio nelle gare ma anche per quanto riguarda i rapporti da usare. Questo perché si vuole lavorare per garantire il corretto e regolare sviluppo fisico degli atleti.

 

Di esempi è pieno.

 

So bene quanto sia difficile prendere le cose con calma, ma Roma non è stata costruita in un giorno!

 

Adesso lascio spazio a voi per le riflessioni personali e non. Mi piacerebbe che commentaste con la vostra esperienza o con la vostra idea.

 

-Federico.

 


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