Pista.

Pista: la segnaletica e la specialità del Mezzofondo.

Gennaio 31, 2019 0

Oggi su L’Acido Lattico, il nostro ciclista e scrittore Stefano ci parla di: segnaletica della pista e la specialità del Mezzofondo.

Articoli precedenti:

 

Come descritto negli articoli precedenti, la maggior parte dei velodromi in Italia ha una lunghezza di 400 o 333 metri ed è in cemento.

In legno abbiamo due soli impianti al momento. Uno indoor, pista di 250 metri e omologato per le competizioni olimpiche a Montichiari (BS). L’altro scoperto, pista di 400 metri circa, a Milano, non più omologato per le competizioni. Il Vigorelli si considera un impianto scoperto in quanto il tetto copre solo le tribune e la pista, mentre il terreno centrale è scoperto.

Le piste in legno sono generalmente perfette. Non ricordo di aver mai trovato nulla di strano se non, a volte, qualche listello difettoso.

Le piste in cemento invece possono riservare delle sorprese.

 

IL PUNTO MORTO.

Nelle piste in cemento, vuoi per la maggiore lunghezza, vuoi per l’età e gli inevitabili assestamenti della struttura, il manto non è quasi mai perfetto. Puoi trovare delle gobbe, dei saltelli, punti di maggiore o minore scorrevolezza. E potresti trovare il Punto Morto.

Quando gareggiavo mi ero imposto una regola ferrea: mai spingere al massimo senza prima conoscere bene la pista.

Dal momento che odio le sorprese, volevo conoscere assolutamente tutto di quel manto prima di lanciare la bici. Salivo e iniziavo a girare a media velocità a tutte le altezze memorizzando ogni imperfezione, ogni caratteristica, ogni più piccolo particolare.

E, tra le altre cose, cercavo il Punto Morto.

Di cosa sto parlando?

Di uno o più tratti della pista in cui le pendenze non sono del tutto rispettate. Se esiste, e non è affatto detto, si trova generalmente nei cambi di pendenza, quindi a fine o inizio curva. In quei punti potresti aspettarti istintivamente una pendenza e trovarne una leggermente diversa. Mi rendo conto che la cosa possa sembrare banale. Che differenza può fare una pendenza leggermente diversa da quella prevista?

Quella sufficiente a farti perdere uno sprint.

Alle alte velocità questi lievi sbalzi quasi non si percepiscono, ma in fase di scatto possono essere decisivi perché rischiano di sbilanciare l’atleta. Il velocista deve saper scattare in qualsiasi punto e a qualsiasi velocità per attaccare o per rispondere agli attacchi degli avversari. Lo scatto è uno sforzo pazzesco e ha un impatto globale su tutto il corpo, non solo sulle gambe. Quando l’atleta si alza sui pedali è tutt’uno con il mezzo meccanico. Le mani sono contratte sul manubrio a reggere la spinta della schiena e delle gambe. I piedi, legati alla bici, spingono e tirano con la massima forza possibile. La testa è piegata, i muscoli del collo completamente rigidi per lo sforzo globale, le mascelle contratte e gli occhi semichiusi. L’ossigeno chiuso in polmoni tesi allo spasmo perché non c’è tempo per respirare.

Anche se inconsciamente, tutto il tuo essere è concentrato solo sul lanciare il mezzo, non vedi niente altro, non senti null’altro.

In questo frangente, per quanto funambolico e acrobatico possa essere il tuo modo di andare in bici, sei nel punto di minore mobilità di sempre.

Per questo è fondamentale sapere che pendenza stai per affrontare, perché per alcuni metri non sarai capace di gestire un’altra. Hai altro da fare.

Scatto!

Scatto! Ti alzi sui pedali, butti la bici dove vuoi andare e spacchi…

Ma… acc sono sbilanciato! La bici ti sta scappando di mano, va dove vuole lei, non dove vuoi tu! Allarme rosso!! Devi correggere la posizione, stai cadendo, smetti di spingere, ti rimetti a posto e riparti. Ok, è stato solo un attimo, sei ripartito…

E però è appena entrata in gioco una delle più implacabili leggi fisiche della pista: i = p.

i = p (i = incertezza) (p = perdi)

Perché gli attimi si trasformano in metri e i metri… in una sconfitta.

 

LA SEGNALETICA.

In pista troviamo una segnaletica minimale e, ovviamente, internazionale.

Ah, dimenticavo, la lingua ufficiale del ciclismo è il francese. Quindi, al di là dei simboli, se volete cimentarvi in qualche competizione internazionale, documentatevi un attimo prima.

Come dicevo il tutto è minimale: tre righe e una fascia azzurra.

Partendo dal basso (che in gergo viene detta corda) e andando verso l’esterno della pista (balaustra), questo è quello che troverete:

  • Una fascia azzurra, larga in modo variabile, detta Fascia di Riposo. Questa sezione non fa parte della pista. Non è contemplata nella lunghezza e serve quale corsia di accelerazione e decelerazione, ossia per salire e scendere.
  • Una riga nera: la riga che delimita l’effettiva lunghezza dell’impianto. Nelle competizioni non è consentito girare all’interno della riga nera. In alcune specialità vengono posti dei sacchetti che impediscono agli atleti di entrare all’interno di essa per garantire il rispetto delle distanze previste.
  • Una riga rossa, detta anche Linea dei Velocisti. Uno sprinter che sia all’interno della riga rossa non può essere superato a sinistra pena la squalifica dell’avversario.

Una riga azzurra, detta anche Linea degli Stayer. Oggi quella riga serve a definire il punto oltre il quale un gruppo (anche detto treno) può superare un altro gruppo. In questo modo il treno che viene superato, dispone comunque dello spazio sufficiente per dare i cambi.

Perché linea degli Stayer? Chi erano costoro?

Gli Stayer e la mitica specialità del Mezzofondo in Italia non esistono più, mentre le gare continuano in altri paesi, soprattutto nel Nord Europa. Il Mezzofondo è una gara di resistenza e velocità dietro grandi motori. Le moto sono modificate per fare in modo che l’allenatore (il pilota) stia sempre in piedi per coprire al massimo l’atleta che lo segue. Ulteriori accorgimenti sono l’acceleratore a scatto per dosare accelerazioni e decelerazioni. Infine un rullo posteriore serviva a non far cadere l’atleta in caso di rallentamenti improvvisi anche se ci si appoggiava con la ruota anteriore.

Anche le biciclette erano diverse. La posizione dell’atleta era spostata molto in avanti per consentire ti tenere la schiena più dritta. Per questo avevano uno speciale meccanismo di sostegno del manubrio e infine montavano rapporti molto più lunghi del normale.

DOMENICO DE LILLO.

Domenico De Lillo.

In Italia abbiamo avuto molti campioni in questa specialità. Tra tutti voglio ricordare un amico che mi ha seguito in qualche occasione anche se le mie specialità erano altre, il grande Domenico De Lillo. Nico è stato un grande campione, un ottimo commissario tecnico e è tutt’ora un vero signore.

In questo video lo potete vedere in azione da allenatore (clicca sul link per vederlo).

Mentre nel suo sito potete trovare una serie di immagini e di informazioni molto interessanti.

In foto Nico da allenatore appena dopo la vittoria del Campionato de Mondo a Bassano del Grappa.

 

Gli Stayer, per le grandi velocità che sviluppavano, dovevano obbligatoriamente girare sopra la riga azzurra che ha quindi preso il loro nome. La linea degli Stayer.

Domenico De Lillo.

Domenico De Lillo durante una gara di Stayer.

Vi ho incuriosito?

Allora vi propongo anche questo ultimo video, fatto molto bene, che vi porta proprio dentro il magico mondo del Mezzofondo.

Ci vediamo sempre qui ogni giovedì!


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