Tre corridori impegnati in un'azione di surplace.

Surplace, un fondamentale della pista.

Marzo 14, 2019 0

Oggi L’Acido Lattico e Stefano parlano di un argomento sempre molto amato dai ciclisti: il surplace!

 

Saper stare fermi, in equilibrio, sulla propria bicicletta, viene universalmente definito “surplace”. Da dove deriva questa parola?

Definizione vocabolario Treccani:

surplace ‹sürplàs› s. m., fr. [dalla locuz. avv. sur place «sul posto»]. – Nelle gare ciclistiche di velocità, caratteristica e spettacolare fase tattica, eseguita di solito in prossimità dell’imbocco delle curve e verso il bordo alto della pista. Consiste nello stare in equilibrio sulla bicicletta, senza avanzare né retrocedere di oltre 20 cm, ….., durante la quale ognuno dei corridori cerca di imporre all’altro la propria tecnica.

 

Io ho scritto due libri dedicati al ciclismo. Nel secondo, Sogni di Cemento, in cui parlo solo di pista, questa è la definizione di Surplace che faccio dire ad uno dei protagonisti.

 

«… parliamo del surplace. Stare in equilibrio con la bici ferma lo sanno fare tutti. Obbligare il tuo avversario a fermarsi in un punto scomodo mentre tu mantieni una posizione perfetta per l’attacco è un’altra cosa. … »

 

Lo scopo di questa pratica “antica” è quindi quello di fermarsi quel tanto che serve a far passare in prima posizione l’avversario.

Come abbiamo iniziato a dimostrare negli articoli precedenti, il Torneo di Velocità è un condensato di strategia e di forza. La strategia cambia in funzione del tipo di volata che si vuole impostare, delle proprie caratteristiche e dell’avversario contro cui si sta competendo. Non esiste quindi una posizione “migliore” in assoluto anche se, in generale, si consiglia la seconda in quanto consente di sfruttare la scia dell’avversario.

Per esperienza personale vi posso dire che stare davanti può essere scomodo, ma sei sempre davanti. Viceversa stare dietro sarà anche strategicamente migliore, ma per vincere devi superare il tuo avversario. E questa operazione, sulla carta semplicissima, a volte diventa impossibile per cause anche banali. Una lieve sbandata ad esempio, non necessariamente una vera “codata”, può far perdere il ritmo per un battito di ciglia, quei tre centimetri che…

 

NELLA STORIA E NELLA LEGGENDA

Poco fa ho definito il surplace una pratica “antica” perché era molto in voga alcuni anni fa, soprattutto negli anni del dopoguerra e fino agli anni ’80. Allora era frequentissimo vedere atleti che si bloccavano sui pedali per tempi anche molto lunghi, in un estenuante braccio di ferro con l’avversario. Sto parlando di campioni come Maspes, Gaiardoni, Beghetto, Bianchetto e di Giovanni Pettenella, che ancora oggi detiene il record del mondo con 1h 3’.

Per quanto mi riguarda, negli ottavi di finale del campionato del mondo di Velocità di Zurigo nel 1983 mi trovai contro il grande Vratislav Sustr. Allora ero sotto la guida di Sergio Bianchetto, un mago del surplace. La strategia di Sergio fu chiara.

«Se tocca a te condurre lo devi far passare davanti. Non provarti a lanciare la volata in prima posizione o sei morto. Fai quello che vuoi ma devi stare dietro.»

Aveva ragione, Vratislav era molto più forte di me.

Nella prima prova fui sorteggiato per condurre.

Passai il traguardo e mi fermai in modo perfetto, tanto che lo colsi alla sprovvista e fu costretto a finire più in basso e davanti.

A quel punto iniziò il bracco di ferro.

Durò venti minuti, poi lui cedette e ripartì.

Vinse comunque lo sprint. A quel tempo Sustr andava troppo forte e non riuscii a rimontarlo anche se veramente per poco quindi la strategia di Sergio si dimostrò corretta.

Ma io vinsi una prova di forza, il surplace, che non dimenticherò mai.

In questa foto siamo quasi alla fine dei venti minuti e siamo scesi praticamente a metà pista. Se osservate il manto potete vedere i segni neri lasciati dalle ruote anteriori nei leggeri movimenti continui di assestamento.

Due ciclisti che effettuano un surplace sulla pista di Zurigo nel 1983.

Surplace a Zurigo 1983.

 

E OGGI?

Oggi il surplace non esiste praticamente più in quanto gli attuali regolamenti FCI limitano il tempo di fermata ad un massimo di 30”. Oltre questo tempo si è obbligati a proseguire o la prova viene persa a tavolino.

In effetti un alleggerimento alla durata dei Tornei di Velocità era opportuno. Tra batterie di qualificazione a cui tutti accedevano e surplace vari, un tempo queste gare potevano durare un tempo indefinito. Per contro credo che 30 secondi siano troppo pochi per mettere veramente alla prova le doti di equilibrio e di concentrazione dei corridori.  Personalmente ritengo che fissare il tempo massimo in 5 minuti potrebbe essere un compromesso migliore.

Nel mio libro Sogni di Cemento faccio dire ad uno dei protagonisti, che stare in equilibrio in bicicletta lo sanno fare tutti. È una provocazione ovviamente che il vecchio e burbero ex velocista pone al suo allievo. In effetti non è proprio così facile.

Volete provare? Se lo fate con la bici da strada consiglio di cercare un tratto in leggera pendenza verso la quale orientare la ruota anteriore. Questo vi consentirà di giocare con il peso sul pedale gestendo la forza di gravità che tenderà a farvi retrocedere. Un piccolo stratagemma per compensare il fatto che non avete lo scatto fisso.

Qualora lo abbiate un posto vale l’altro.

 

L’IMPOSTAZIONE

In pista abbiamo sia lo scatto fisso che la pendenza.

Quindi la prima regola, è di impostare la posizione in modo da avere la ruota davanti perfettamente in piano. Questo per due semplici motivi. Se la ruota è in discesa non riuscirete a rimanere fermi o meglio, potrete anche farcela, ma per poco e facendo una fatica infinita. Per contro se la ruota è in salita, nel momento di ripartire dovrete salire. Attenzione quindi alla prima legge cosmica della pista, quella descritta nell’articolo in cui abbiamo parlato della segnaletica e del Punto Morto.

 

i = p

(i = incertezza) (p = perdi)

 

Partire in salita vuol dire perdere tempo, poco o tanto a volte non conta, perché gli attimi si trasformano in metri e i metri… in una sconfitta.

Conclusione: facciamo molta attenzione a non farci del male da soli quando decidiamo di fermarci per far passare avanti il nostro avversario!

Un’altra regola, dettata dal fatto che in pista si gira sempre in senso antiorario, è che il manubrio dovrà essere sempre girato verso destra. Quindi il pedale destro dovrà essere avanti e posizionato a ore 13 o 14, punti che consentono la massima spinta in fase di scatto. Infine consiglio di rimanere sempre in piedi sui pedali, pronti ad attaccare o a rispondere allo scatto dell’avversario.

In queste due foto possiamo osservare due esempi di posizione.

Nella prima i due atleti, soprattutto quello più in basso, ha un equilibrio alquanto precario ed è completamente fuori posizione. Mentre quello più in alto è perfetto ma ha il pedale destro troppo in basso per poter scattare efficacemente.

Un esempio di Surplace non effettuato correttamente da parte di tutti e due i corridori.

Surplace non effettuato correttamente.

 

Nella seconda il grande Lutz Heßlich è semplicemente perfetto mentre il suo avversario è in posizione scomoda: ha la ruota davanti in leggera discesa. Guardate le gambe di entrambi. Il francese sembra avere il peso più sul piede sinistro che sul destro nel tentativo di impedire alla bici di avanzare.

A destra Lutz Heßlich ci fa vedere una posizione di surplace perfetta.

A destra Lutz Heßlich ci fa vedere una posizione di surplace perfetta.

 

In un surplace impostato bene, si deve ripartire lo sforzo su tutto il corpo, soprattutto su spalle e braccia in modo da alleggerire il peso sulle gambe. In questo modo si preserva la muscolatura degli arti inferiori per il momento dello scatto.

 

I FATTORI DI DIFFICOLTA’

Avete un buon equilibrio? Credete sia facile?

Tutto è facile quando siete da soli o in allenamento con gli amici.

Quando si è in gara, la tensione farà la sua parte e il surplace è, per definizione, una guerra di nervi.

Dal momento che chi conduce ha l’obbligo di farlo per tutto il primo giro, per potersi fermare si deve oltrepassare il traguardo. Solo dopo quella linea si potrà scegliere dove fermarsi e più la pendenza è accentuata, più le cose si complicano. Quindi il posto in cui allenare questa pratica è nei metri che stanno tra il traguardo e la curva vera e propria.

 

COME SI IMPOSTA?

Dipende dalla nostra posizione in quel momento.

Se siamo in testa è opportuno fare molta attenzione.

La fase di frenata deve avvenire il più in alto possibile in modo da non lasciare spazi al nostro avversario per un attacco a destra. La fase di fermata deve inoltre prevedere la massima attenzione perché quello è il momento in cui siamo più esposti agli attacchi. Dobbiamo girare la bici e trovare l’equilibrio, per definizione non saremo quindi pronti allo scatto, stiamo facendo l’esatto opposto.

Se siamo in seconda posizione abbiamo il vantaggio che stiamo controllando il nostro avversario e possiamo impostare le nostre mosse in base alle sue.

In questo caso dobbiamo fare attenzione a due cose.

La frenata.

Ricordate che una brusca frenata può prenderci alla sprovvista e potremmo trovarci davanti senza essere stati in grado di reagire.

E la posizione. Il mio consiglio è di posizionarci sempre un po’ più indietro, sicuramente più in alto e a ore 17.

Se ci riuscirete vi renderete fisicamente invisibili perché la persona in prima posizione è obbligata a tenere la testa orientata a destra.

Per spiegare meglio cosa intendo vi propongo questo video.

Semifinali di Velocità, Olimpiadi di Los Angeles 1984. Io rappresentai l’Italia nel Chilometro da Fermo, mentre Gabriele Sella e Vincenzo Ceci furono i nostri rappresentanti nella Velocità. Secondo me questo sprint è un vero e proprio caso di studio.

Osservate bene le tecniche di frenata e la posizione che i due atleti assumeranno.

Se entrambi sono da antologia, l’americano è superlativo. La posizione che riesce ad assumere è semplicemente perfetta. Vernet sentiva il respiro del suo avversario sul collo ma non poteva vederlo. Credetemi quella di Vernet è la posizione più scomoda in cui ci si possa trovare in uno sprint!.

Bene,

Ora sapere tutto sul surplace.

A cosa serve, come e dove si fa, per quanto e con quali accorgimenti.

Come in tutte le cose il momento della teoria è finito.

Ora tocca a voi, mettetelo in pratica e buon divertimento!

 

– Stefano.


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