Quello che ti insegnano all'università è realmente quello che ti serve nel mondo del lavoro?

Università vs Mondo reale.

Febbraio 28, 2020 0

La vera domanda è: tutto quello che ti insegnano e studi all’università rappresenta davvero ciò di cui avrai bisogno nel mondo del lavoro?

Ho avuto la fortuna di allenarmi per 4 giorni con una triatleta professionista. Se mi limitassi a scrivere che è stato fantastico, bellissimo, motivante per molti motivi sarebbe solo per tirarmela e questo articolo sarebbe molto inutile. Il motivo per cui ho deciso di scriverlo è decisamente diverso.

Questa esperienza ha scatenato nella mia mente una serie di domande e di considerazioni sul mio percorso di studi passato, presente e futuro. E poi molte domande sul mio modo di essere un atleta e allenatore.

 

Com’è possibile che all’università ti insegnano delle cose che alla fine i professionisti non fanno? Oppure che facevano nel 1980?

Cose di cui non si curano per nulla al mondo?

Cos’è che fa di uno sportivo un professionista?

Ma come vive un professionista?

Mi sto allenando come un professionista e sto trasmettendo la stessa professionalità al mio lavoro oppure no?

E poi la domanda delle domande: un professionista è una persona normale? Ovviamente scherzo ma tutte le volte che un comune mortale pensa ad una persona famosa si chiede delle cose sulla sua vita privata come se fossero alieni.

 

Questi giorni di allenamento, per me molto intensi, mi sono serviti a capire che il 90% degli argomenti che ti insegnano all’università i professionisti non li hanno mai visti. Ma perché? Sinceramente non lo so. Provando a ragionarci sopra mi sono risposto così.

Usciti dal percorso accademico con il nostro bellissimo “pezzo di carta” abbiamo davanti a noi due strade principalmente: il professionismo (almeno lo crediamo) e gli sportivi amatoriali. La suddivisione delle persone e delle opportunità lavorative è esageratamente a avantaggio degli amatori. Poco importa se sono amatori di uno sport come il triathlon, ciclismo, running o se frequentano le sale pesi e corsi di fitness come Zumba, GAG ecc…

Loro sono la maggioranza.

I professionisti rappresentano la minoranza.

Oltretutto quest’ultimi fanno parte di un mondo più chiuso, più inaccessibile delle palestre o delle società sportive che non vedono l’ora arrivi qualche nuovo laureato in Scienze Motorie da pagare 3,5 €/l’ora. Si sa come funziona…devi fare la gavetta. Come se le 500 ore di tirocinio universitario nel corso della Laurea Magistrale (non contiamo quelle in triennale) non fossero una gavetta abbastanza logorante per partire da uno “stipendio” più dignitoso.

Sono a favore di questa selezione del mondo professionistico. Fino a un certo punto.

Accade lo stesso quando sei un giovane atleta, in pochi riescono a far diventare il proprio sport un lavoro. Solo i migliori. E così deve essere anche per gli allenatori, preparatori fisici, massaggiatori sportivi e tutte quelle persone che ruotano intorno a un atleta o una squadra.

Quello sul quale non sono d’accordo è che l’università non ti dia gli strumenti adeguati per poter provare ad accedervi.

Forse è per questo che l’università ti sottopone a molte materie nel corso dei 5 anni (laurea triennale più laurea magistrale) sull’attività fisica per la salute, sull’attività fisica per gli anziani, sul fitness, sull’igiene e medicina preventiva. Perché dopo la laurea avrai molte più probabilità di lavorare grazie a questi argomenti rispetto al campo opposto che della salute…se ne frega.

E poi abbiamo i corsi di psicologia dello sviluppo e psico-pedagogia. Perché se fai il SUISM (ex ISEF) è perché vuoi fare il professore, no?! Mi dessero un penny per tutte le volte che me lo hanno chiesto…

Per fortuna ci sono anche alcuni corsi come metodiche dell’allenamento, progettare l’allenamento e teoria dell’allenamento. Però alla fine ti vengono spiegate le stesse cose che puoi trovare con la prima googlata di giornata.

Cazz…io sono uno di quelli che puoi trovare gugolando! Ma probabilmente se stai leggendo questo blog, penso e spero che ti sia preso la briga di andare a visitare la sezione CHI SONO. Una cosa che faccio sempre prima di prendere tutto quello che leggo come se fosse la Bibbia (non sono credente).

Se non lo hai fatto abbandona questo articolo e vai a leggere chi sono!

Però c’è qualcosa che non va o che a me va molto stretto del mio percorso accademico.

Durante questo week end, per esempio, ho imparato molto sulla respirazione nel nuoto e sulla tecnica della bracciata. Questa persona mi ha insegnato movimenti e azioni che un corso universitario semestrale, teorico e pratico, non mi ha mai detto. Il tutto durante 10 minuti di chiacchierata post cena e un defaticamento di 300 metri dopo un lavoro di 3500 metri a tutta.

Durante i momenti di recupero di un giro in bici di 5h abbiamo parlato dei protocolli dei test fisiologici alla quale è stata sottoposta, della filosofia del suo nuovo allenatore nell’usare i risultati per programmare i successivi mesi di allenamento. Abbiamo parlato di come si sente con questo nuova metodica di allenamento dopo molti anni spesi ad allenarsi in modo totalmente diverso. Quel è stato il suo approccio. Diverse intensità, volumi, frequenza, diversi rapporti di volume e intensità tra le diverse discipline nel corso di un macrociclo.

(Per approfondire leggi: Periodi fondamentali e programmazione annuale nel triathlon; Progressività dello stress di allenamento).

Ho potuto percepire la fiducia che sta riponendo sai nel processo che nell’allenatore e il perché. Cosa fondamentale per un ragazzo che sogna di fare l’allenatore ad alto livello e ha già iniziato questa professione.

Tutte queste cose mi hanno scombussolato.

E non inizio a parlare di tutte le cose che scopro ogni volta che parlo con un ragazzo ex ciclista professionista, passato Pro nel triathlon quest’anno, perché non finirei più.

Questa è un po’ la critica che mi sento di fare al sistema universitario dopo 5 anni di università, tre in Italia uno in Spagna e uno in UK (il migliore).

Un percorso che ha cose positive ma credo che queste non siano tanto rilevanti quanto la mancanza di quelle appena appena descritte. Per me considerate come mancanze dati i miei obiettivi. Sicuramente molto dipende anche dai sogni di ognuno.

Volessi fare il professore, per la gioia di mamma e la sua mania del posto fisso, probabilmente sarebbe il corso di studi perfetto…

 

Federico Baudino.


Lascia un commento:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *